La ricerca della propria motivazione ed entusiasmo
Ogni individuo può dare una spinta o svolta alla propria vita, permettendosi di trovare nuove motivazioni per farlo. Il primo passo è prenderne coscienza!
Qual’è il bene più grande che possediamo? Sicuramente la vita. Avete mai guardato sul dizionario la definizione di vita? A me è capitato e voglio condividere con voi quello che ho trovato.
Esistono alcune definizioni di vita: qualità che distingue un essere vitale e funzionante da uno morto; periodo di utilità di qualcosa; passare attraverso o spendere una durata.
Mi soffermo sull’ultima definizione che mi pare la più interessante. Quante persone “vivono” passando attraverso o spendendo una durata, senza vivere veramente? Tantissime. Per quale motivo?
Per la paura della vita, per la paura di scegliere, di cambiare, di fare esperienze, a volte anche di star bene, che porta solitamente a non vedere, non sentire, non rischiare, non ascoltare la nostra interiorità, non essere ciò che si è veramente.
Avete mai provato ad elencare le azioni portate a buon fine nella vostra vita? I successi, anche minimi e banali, che avete ottenuto fino ad oggi? Ad esempio, camminare, parlare, scrivere, guidare, comprare qualcosa, ecc.
Sono convinta che se ci pensate un momento vengono fuori un’infinità di cose positive e di abilità, delle quali non vi rendete più conto perché sono diventate automatiche o delle quali vi siete anche dimenticati. Infatti, noi tendiamo a darle per scontate e facciamo risaltare le cose negative, senza pensare che sia le cose negative, che quelle positive, hanno le stesse probabilità di accadere.
Bisognerebbe accarezzarci un po’, coccolarci ed elogiarci per ogni cosa che facciamo… essere grati di avere la possibilità di farla!
Una volta ho imparato che “abituarsi alla rinuncia porta alla sconfitta”.
Le persone che si arrendono facilmente credono che le cause degli eventi negativi che capitano loro siano permanenti, mentre le persone che resistono all’impotenza credono (ed è effettivamente cosi) che le cause degli eventi negativi siano temporanee. Andare incontro alle paure è fonte di stimolo e di scoperta, il timore di fare può essere sconfitto solo facendo.
Essere ottimisti non vuol dire essere illusi o irresponsabili. Al contrario, vuol dire avere uno stile aperto alla ricerca delle spiegazioni, delle alternative e del coraggio del cambiamento. Nessuno può buttarci giù, tranne un nemico molto potente… noi stessi… i nostri pensieri. Troviamo in noi stessi i motivi per fare qualsiasi cosa… per vivere!
L’essere umano si muove, crea, realizza quando dentro di sé ha sviluppato delle motivazioni efficaci e, soprattutto quando trova la chiave, del tutto personale, per automotivarsi. Automotivarsi vuol dire conoscere al meglio se stessi, fare leva sui punti di forza (leverage), rendersi conto dei propri limiti e cercare di migliorali o ribaltarli in positivo, con umorismo autoironico, avere una “mission” (capire chi vogliamo essere) e una “vision”, un disegno del nostro universo, una bussola per orientarsi.
Guardare gli eventi da diversi punti di vista ed automotivarsi con costanza sono la rampa di lancio verso l’evoluzione, poiché se una persona continua a pensare ciò che ha sempre pensato e continua a fare ciò che ha sempre fatto, otterrà ciò che ha sempre ottenuto!
La vita è un dono prezioso, è unica e insostituibile. Renderla piacevole e qualitativamente migliore spetta a noi. Sta a noi cercare di darle un senso e trovare una motivazione per star bene e, di conseguenza, far star bene chi ci sta intorno, definendo i nostri bisogni e soddisfacendoli, vivendo e non solo “passando attraverso”.
La preziosità dell’entusiasmo
Sapersi entusiasmare… è uno dei segreti della vita. Spesso capita che ci dimentichiamo di questo segreto, sopraffatti dai problemi e da quei pensieri che fanno diminuire o fanno sparire l’intensità di quel fuoco, chiamato entusiasmo, che amalgama e valorizza gli ingredienti che abbiamo a nostra disposizione per vivere la nostra esistenza.
Senza entusiasmo, non giochiamo la partita fino in fondo e subiamo la vita. Entusiasti? Cosa significa esserlo?
- Essere aperti alla vita, con profondità e serenità, con la consapevolezza che è unica e nostra.
- Essere curiosi, osservando il mondo con gli occhi di un bambino.
- Aver voglia di imparare, facendo domande per conoscere, aumentando cosi il nostro sapere e ponendolo in pratica con l’Azione (saper fare).
- Sorridere e Divertirsi.
- Osservare, ascoltare e percepire, privilegiando la parte migliore degli esseri viventi e delle cose.
- Andare al di là del pretesto e delle giustificazioni inutili e al di là del previsto, grazie ad idee chiare e concise.
- Cogliere le opportunità, fidandosi della vita (chiedendo e informandosi) e delle proprie capacità (formandosi).
- Accogliere il cambiamento, come segno di evoluzione.
- Volersi e voler bene, con gioia.
- Vivere il tempo presente, cogliendo il senso della vita “qui” e “ora” e distinguendo tra le cose importanti ed urgenti.
- Divulgare la Passione.
Le persone che hanno lasciato un segno nella vita erano stimolate dall’entusiasmo e, oltre ad essere ben consapevoli di questi punti, li mettevano in pratica, poiché ne capivano la preziosità.
Tradurre il potenziale che ogni essere umano ha dentro di sé in potenza, per vivere e non sopravvivere… di nuovo ecco il segreto!
Valorizzare la Mente
Cos’è la mente? L’essere umano si è da sempre interrogato su questo. Tante sono state le risposte, cosi tante da non poterle elencare né menzionare tutte. E’ possibile però trarre un comune denominatore dalle varie definizioni: la mente siamo noi, diventa ciò che pensa e può creare qualsiasi cosa.
La comprensione della natura della mente è fondamentale per riuscire a far sì che la sua energia possa andare in direzione del benessere della nostra vita e possa darci la possibilità di usarla in libertà, impedendole di usare noi. Conoscere, aprire, gestire, allenare e valorizzare la mente è quindi vitale per vivere al meglio.
Generalmente c’è una grande inconsapevolezza dell’esperienza umana interiore, poiché la mente ordinaria presta attenzione per lo più al mondo esteriore, seguendo vecchi schemi, attraverso pensieri che ritornano e ci condizionano. L’acquisizione della capacità di essere presenti alla percezione del mondo interiore può permetterci di liberarci da pensieri che non ci appartengono, di divenire osservatori delle emozioni e dei pensieri, senza giudicare, senza analizzare, in una dimensione di spazio e di tempo sempre nuova, per poter scoprire la natura vera e profonda di noi stessi.
Un primo passo: sapere che la realtà va oltre ciò che percepiamo ogni giorno.
Molti accomunano l’esperienza sensoriale a quella percettiva. E’ importante invece conoscerne la differenza: la prima è data dalla reazione agli stimoli interni ed esterni recepiti dagli organi di senso, mentre la seconda (percezione dello spazio, del tempo, degli oggetti) è data dall’elaborazione soggettiva (sulla base di convinzioni, interessi, abitudini, ecc.) dei dati offerti dagli organi di senso. Cosa significa? Che il nostro modo di vedere la realtà non è “oggettivo”, bensì soggettivo, che ogni persona percepisce la propria realtà ed il suo senso, attraverso il significato che le attribuisce con le proprie costruzioni (immagini) mentali.
Sono almeno tre i tipi di realtà che ad oggi si conoscono:
- quella materiale, che contiene tutto ciò che i nostri 5 sensi riconoscono, dove i fenomeni sono misurabili attraverso le leggi di causa-effetto e si possono prevedere;
- quella quantica, al di sotto della nostra percezione, un mondo in cui tutto è energia, della quale fanno parte la mente, i pensieri e quello che chiamiamo il sé;
- quella spirituale, la forza organizzatrice che sta dietro a tutte le cose, una forza che dirige le nostre azioni.
Sono almeno tre i componenti della mente che conosciamo:
- la mente obiettiva (cosciente), base della percezione, dell’associazione, della valutazione e della risoluzione;
- la mente soggettiva (subcosciente), lo scompartimento di memoria, quella nella quale funzionano le credenze che ci guidano;
- la mente creativa subcosciente, che effettua le nostre immagini, generatore del senso, dell’energia (attacco o fuga).
E’ tutto in movimento, il cervello è in continuo movimento ed ognuno ha infinite possibilità. Come mai, allora, molti degli esseri umani si comportano come se fossero sempre le stesse persone? Sono prigionieri dei loro sistemi di credenze, (ciò che considerano vero o falso) che influenzano ogni loro comportamento e svilupperanno uno stile di vita che cercherà le prove per dimostrare le loro ragioni, limitando le possibilità di scelta, di utilizzare la creatività nell’assegnare significati diversi alle cose, dimenticandosi di guardare le opportunità offerte dalle varie realtà. Il fatto è che le convinzioni rassicurano!
Il prendere consapevolezza che le credenze esistono solo nelle nostre menti e che non ce ne sono di buone o cattive è importante, è utile parlare invece di credenze che ci limitano o che ci potenziano.
Non si possono cambiare i fatti avvenuti ma si possono cambiare le convinzioni e cercare di trasformarle in funzionali e potenzianti, chiedendoci “Quale parte di me mi fa sentire “a rischio” nella mia incolumità emozionale, da dovermi difendere cosi?”
Un secondo passo: ogni tanto, sfidare le nostre credenze, riorganizzandole.
E’ conveniente ed efficace fermarsi, di tanto in tanto, per estrarre i nostri valori, ovvero le cose, le emozioni e le sensazioni che sono veramente importanti per noi (valori verso) e quelle che vogliamo evitare (valori via da) e darci dei criteri funzionali da seguire in quel momento e in quel contesto del presente della nostra vita, per poter vivere al meglio il vero noi, evitando di rimanere bloccati.
Per quale motivo l’essere umano si blocca? Fondamentalmente è l’ambiente che lo condiziona e che lo frena, oltre al pensiero di non avere le capacità per fare una determinata azione ed il ripensamento degli errori fatti in passato (che ha creato l’immagine di non potercela più fare).
E’ fondamentale esercitarsi a vivere al meglio la vita che abbiamo, ovvero:
- permetterci di vivere ciò che desideriamo e permettere agli altri di vivere la vita che hanno deciso di vivere;
- sapere che nessuno è perfetto e che le capacità si acquisiscono imparando…vivendo;
- inizialmente diminuire e poi eliminare la paura di sbagliare, ricordandosi che tutto quello che si ha in mente fa parte dell’immaginazione di ognuno e che qualsiasi cosa succeda è un nuovo bagaglio d’esperienza che può essere trasformato in feedback positivo (risposta ad un’azione), in pensieri costruttivi e potenzianti, che determineranno le emozioni, influenzando le azioni e poi i risultati, o meglio ciò che ne facciamo di essi, con la conseguente nascita di nuovi pensieri.
Un terzo passo: capire che il linguaggio (il dire) muove l’energia.
Le parole (dizioni) influenzano la mente e così, la nostra mente può male-dire o bene-dire! Un indicazione per muovere l’energia verso di noi e non contro di noi è quella di diminuire o azzerare le male-dizioni (autosabotaggio) e dare spazio alle bene-dizioni.
E’ importante esercitarsi a gestire gli stati mentali creando frasi dentro e fuori di noi del tipo “Ho tutte le qualità e le risorse che mi servono”, “Sono un essere umano dallo spirito libero e preferisco essere felice”, usare cioè dei mantra (parola che deriva dal sanscrito e che significa “liberazione della mente”), notando come nel pronunciarli si prova un senso di rilassamento. Questo la dice lunga sul potere della mente nei riguardi dell’umore.
Uscire dalla “zona di comfort” ed attingere alle nuove possibilità, scegliendo, frequentando persone che sanno fare altrettanto, svegliando la mente, valorizzandola, allenandola e aprendola al variare delle abitudini mentali con elasticità… farà la differenza nella qualità della vita, nel nostro benessere.
Tu sei là dove sono i tuoi pensieri. Fai attenzione che i tuoi pensieri siano dove tu vuoi essere. (Rabbi Nachman di Breslau)
Scoachati? Meglio… Coachati!
Ci sono tante persone che si lamentano costantemente per una miriade di motivi e sono sempre scocciate… Ma invece di essere “scoachate” potrebbero essere…”coachate”! Mi sono permessa un piccolo gioco di parole per dire che, se volete essere d’aiuto a queste persone, oltre a dare il vostro calore umano, potete suggerir loro di rivolgersi ad un coach.
Per quale motivo investire sull’aiuto di un coach e quali vantaggi può offrire? Le ragioni possono essere molteplici.
Quante persone conoscete che si lamentano perché:
- non raggiungono risultati nella loro vita professionale o personale
- lamentano di essere bloccate e non sanno agire subito
- dicono di non essere capaci a fare qualcosa e di non avere risorse
- sostengono di non saper comunicare e relazionarsi con gli altri
- non riescono ad organizzarsi
- vedono ostacoli continui sul loro cammino
- non hanno fiducia in loro stesse e negli altri
- dicono di essere stressate o scocciate dagli eventi?
Vediamo come possono diventare coachate invece che restare scoachate.
Innanzitutto è bene evidenziare che un buon coach crede nelle potenzialità di tutti gli esseri umani. Egli opera affinché chiunque possa attingere alle risorse che ha dentro di sé, prendendo consapevolezza che ogni individuo ha la possibilità di dare il meglio di se stesso.
Un buon coach in definitiva dà l’esempio e sviluppa costantemente se stesso.
Egli, se è autentico, ha attitudini, capacità e strumenti in grado di facilitare i processi di cambiamento o miglioramento di se stesso e, di conseguenza, delle persone. “Sa essere” prima di “saper fare”.
Un buon coach fa si che le persone riescano a passare dal loro stato “attuale” a quello “desiderato”.
Egli non insegna a vivere, è uno stimolo che orienta agli obiettivi, aprendo e allenando la mente delle persone, spingendo a vedere prospettive diverse e ad assumersi le responsabilità del raggiungimento o meno dei risultati.
I risultati possono riguardare molte aree: dall’autostima, al cambiamento delle credenze limitanti, dalla definizione degli obiettivi, al miglioramento delle capacità comunicative e di relazione, dalla gestione dei conflitti alla gestione del tempo, dall’acquisizione della fiducia alla gestione degli stati d’animo… Insomma, innumerevoli aree d’intervento, nel campo del benessere e dell’equilibrio, che sono orientate al miglioramento della qualità della vita.
Un buon coach indica cosa fare e da gli strumenti su come fare. Offre i suggerimenti sui campi nei quali intervenire ed offre gli strumenti da utilizzare, in modo tale che, chi li apprende, possa utilizzarli per il resto della vita.
Un buon coach è un professionista. S’impegna e lavora solo con persone che siano motivate al cambiamento. E’ colui che , durante il primo incontro col suo cliente (Intake), dice subito se può essere utile per le persone e non perde tempo.
Consigliare alle persone alle quali tenete di rivolgersi ad un coach (essere “coachate”) da loro delle opportunità come:
- creare consapevolezza
- progettare azioni concrete
- facilitare l’ottenimento di veri risultati…
così da non essere più “scoachate” di ciò che accade nella loro vita e… vivere la vita appieno!
Groups Evolution Coaching
Molte persone che partecipano ai gruppi che si formano durante i miei corsi mi hanno chiesto di spiegare ai loro amici e parenti cosa facciamo insieme, poiché spesso vengono prese in giro con frasi del tipo “Sei in quei gruppi sulla positività? Sono stupidaggini, ti riempiono la testa di nuvole!”, “ Sei in quei gruppi che applaudono per niente e ridono come dei deficienti?”, “Fai un Corso sull’Autostima? Tanto non ti servirà a niente! Stai coi piedi per terra!”, “Spendi i soldi per conoscere te stesso? Fai una settimana in fabbrica da me e poi vedrai come ti conosci!” e tante altre frasi molto meno delicate!
Avvertendo il senso di imbarazzo di ognuno dei miei partecipanti che non sanno come rispondere a queste provocazioni, voglio focalizzare alcuni dei punti che ritengo importanti per far comprendere quali possono essere i risultati dei corsi relativi allo Sviluppo delle Risorse Umane, nel caso che mi riguarda, del mio lavoro di Evolution teacher and coach, ovvero di facilitatrice dell’evoluzione, considerando per evoluzione un processo, un cammino, un movimento, una maturazione, un cambiamento, un incremento, un potenziamento, una dinamica interna che porta all’espansione di sé.
Seguendo uno o più corsi di gruppo, ciascun individuo ha la possibilità di:
- stimolare l’ autoapprendimento
- scoprire il piacere di riconoscere le proprie risorse, preziose e uniche, ed il piacere di goderne appieno
- migliorare la propria comunicazione (con un contatto comunicativo privilegiato) interna ed esterna, raccontandosi e traducendo i pensieri in parole
- apprendere a farsi domande e a rispondere a se stesso, liberandosi da schemi mentali che bloccano e trasformando le convinzioni autolimitanti in potenzianti
- condurre alla consapevolezza delle proprie decisioni, del proprio impegno e del proprio potere d’attrazione
- migliorare le proprie modalità d’azione (comportamento) e costruirne delle nuove, riconoscendo le attitudini ed alimentando la propria energia
- avere una visione d’insieme e di ampio respiro, ascoltando, partecipando e riflettendo all’interno di un gruppo che supporta e permette il confronto
Tutto questo in che modo? Facendo confluire, di sessione in sessione, consapevolezze e nuove opportunità, soffermandosi, considerando, facendo pratica con alcuni strumenti utili, esercitandosi e ponendo attenzione a teorie e apprendimento esperienziale.
Da quanto tempo non giocate con una palla colorata con qualcuno passandovela cantando, lanciandola forte e guardando in alto per vedere dove la fate arrivare? Da quanto tempo non guardate in alto mentre camminate per la strada, scoprendo nuove finestre, affreschi mai notati, fiori e piante rigogliosi, ecc. che vivono al di sopra di voi? Avete mai provato a misurare la percentuale d’Amore, di Comprensione e di Gratificazione che avete nei vostri confronti? Conoscete il vostro canale sensoriale privilegiato e da cosa lo riconoscete? Avete mai analizzato il vostro linguaggio, scrivendolo e contando le parole e frasi killer al suo interno? Da quanto tempo non guardate negli occhi una persona estranea, senza parlare e sorridendole, semplicemente per augurale una buona giornata o per far capire che ci siete e siete? Da quanto tempo non prendete in mano un lapis per ritrarre un animale, una persona, un oggetto per poi colorarli con tutti i colori della vostra fantasia?
Sono alcuni piccoli grandi passi che permettono di:
- vedere oltre ed aumentare il numero delle scelte
- avviare alla generazione di cambiamenti profondi e duraturi
- aumentare la facoltà di motivarsi
- rapportarsi meglio con gli altri
- accedere a degli stati d’animo funzionali alle varie situazioni.
L’Evolution coaching all’interno di un gruppo agevola e favorisce il percorso di un individuo verso quell’espansione che gli permette di saper disegnare la sua vita su una tela senza cornice, aperta, disponibile e flessibile e gli permette di saper utilizzare i colori con le loro infinite sfumature!
Amartya Sen e la Misurazione della Felicità
Il 25 maggio Amartya Sen, Premio Nobel per l’Economia “per il suo contributo all’economia del welfare”, ha aperto la IX Edizione del Programma Internazionale di Sviluppo delle Competenze Economiche e Manageriali del CTC di Bologna.
Il famoso economista indiano ha svolto durante la sua carriera ricerche che hanno contribuito, oltre che alla teoria economica, allo sviluppo della filosofia politica, morale e legale, allo studio delle cause e delle misure preventive contro carestie e disuguaglianze legate a classi e sesso, alla teoria assiomatica della scelta e a quella decisionale.
Psicolab vi offre il racconto entusiasta di un’autrice proveniente da un altro settore, Isania Forgione, che ci restituisce con una lente diversa l’interesse di questo evento.
Ampliare, integrare, rafforzare, unire, intrecciare sono i verbi che mi hanno accompagnata ed accompagnano il mio percorso di apprendimento e crescita, al quale ho cercato di aggiungere sempre un elemento… quello di andare oltre, al di là!
E’ per questo motivo che sono andata all’appuntamento di Bologna con la Lectio Magistralis del Prof. Amartya Sen, Premio Nobel per l’Economia del 1998, per la voglia di scoprire quello che un economista, del suo spessore d’eccellenza, poteva dare a chi, come me, si occupa di risorse umane. Con grande piacevole sorpresa, ho ascoltato un’opinione che andava al di là di quello che una persona si aspetta da un “tradizionale” esperto di economia del Welfare!
Il Prof. Sen ci ha portato infatti a riflettere su quanto sia possibile oltrepassare le misure standard della qualità della vita: attraverso una semplice analisi degli approcci che fino ad adesso sono stati utilizzati per stimare il benessere, dalla misurazione del PIL (opulenza economica) alla misurazione della felicità come riflesso del benessere, ragionando sulle critiche che vengono mosse a questi indicatori (valutare solo il reddito? e le transazioni di beni non di mercato con tutte le sue variabili? valutare la felicità solo nella sua utilità? Si possono paragonare le felicità di due individui in ugual misura? è giusto non considerare l’adeguamento ai ruoli con la conseguente distorsione della scala della felicità?) siamo arrivati a considerare Capacità e Libertà come alternativa d’approccio, il tutto nell’ottica della sostenibilità.
E’ auspicabile, secondo Amartya Sen, andare al di là degli standard di qualità della vita di oggi, sviluppando il senso dei valori e della responsabilità (con regolamentazione e sostegno) nei confronti delle capacità e delle libertà del domani, poiché noi non siamo solo “pazienti” le cui necessità meritano considerazione ma noi siamo “agenti”, ricchi di potenzialità che possono portarci ben oltre!
La citazione di Dante Alighieri che ha aperto l’intervento del Premio Nobel è indicativa su quanto sia importante riacquistare la fiducia per poter crescere: “Nati per l’ascesa supportati da ali, perché cadiamo con un vento cosi debole?”
Al Prof. Sen va la mia gratitudine per aver rafforzato il mio orientamento di vita personale e professionale e la mia mission, che è quella di fare la differenza nell’incoraggiamento alla crescita personale, nello sviluppo di una consapevolezza dell’unicità di ogni individuo e nell’acquisizione continua di capacità, creando innovazione e dando Gioia, Eccellenza e Strumenti per il cammino verso la libertà”.
Il Litigio Costruttivo: essere Padroni di Se Stessi
Non occorre andare lontano per accorgerci di quanto litigano le persone! In coppia, in famiglia, tra colleghi o amici, per strada, tra vicini, tra le nazioni…i conflitti sono all’ordine del giorno ed i motivi per farli scoppiare possono essere infiniti!
Ogni relazione umana è corredata, in modo più o meno evidente, da punti in comune e accordi o, al contrario, da disaccordi e divergenze di opinione… Motivo? Ognuno di noi ha un suo modo di osservare e rappresentare la realtà, un suo modello, una sua “mappa” e alcune volte non prendiamo in considerazione i diversi punti di vista delle altre persone e ci dimentichiamo delle differenze tra noi e gli altri, applicando solo quelli che sono i nostri schemi di pensiero, senza far niente per entrare nella loro mappa! Ed ecco che si litiga!
E…meno male!!!
Il termine “conflitto” deriva dal latino conflictum , da confligere, che letteralmente significa “scontrarsi”, ovvero “incontrare qualcuno”. Ci hanno abituati a vedere il conflitto solo come un opposizione e non un incontro e quindi una possibilità di cambiamento. E invece, il conflitto rappresenta un elemento essenziale dello sviluppo psichico, come sostiene lo psicologo Erik Erikson, poiché grazie ad esso, alla sfida che ne nasce, l’individuo acquista la forza necessaria per passare allo stadio/sfida successiva. E’ una questione di evoluzione!
Litigare vuol dire poter aprire un confronto…questo è alla base di ogni rapporto, in quanto significa regalare a noi e agli altri un’opportunità di crescita…purché il conflitto sia costruttivo!
Aristotele ci fa riflettere: “Colui che si adira con la persona nel momento e modo giusto è sapiente”.
Dunque non è il litigio in se stesso ad essere un problema, è il litigio gestito male il vero problema, il modo in cui ciascuno di noi affronta le divergenze! E, purtroppo, per dei conflitti mal gestiti perdiamo delle cose molto importanti nella nostra vita quali affetti, amicizie, opportunità…
Allora, ecco le domande da porsi:
- So litigare?
- So trasformare un conflitto in qualcosa di meno antipatico e di più produttivo e funzionale per me e per gli altri?
- Come posso fare per evolvermi grazie ad un conflitto?
Far finta di niente di fronte alle provocazioni, fare un passo indietro e mantenere la calma quando la tensione raggiunge livelli inaccettabili non è semplice, è vero…tuttavia gestire un conflitto è possibile!
Vediamo insieme alcuni passi basilari da allenare per avere l’abilità di gestire un litigio/conflitto:
Qual’è il primo passo da fare? Prendere consapevolezza della differenza fra un litigio distruttivo ed uno costruttivo:
- se litigo in modo distruttivo, ho in testa solo il mio schema e voglio vincere a tutti i costi, mentre l’altro deve perdere (win-lose), poiché solo il mio punto di vista, le mie ragioni, le mie idee e soluzioni sono validi (logica delle posizioni). Risultato? Deteriorarsi della relazione, attacchi personali, difensiva dell’altro, mira ad interessi personali e nessun obiettivo comune.
- se litigo in modo costruttivo, è presente in me la coscienza che il disaccordo è naturale, anzi che può essere un fattore interessante, poiché il contributo dell’altro può allargare le mie vedute, può ampliare la mia comprensione o può stimolarmi a costruire nuove idee. Non ci sono perdenti o vincitori (win-win), in quanto si possono esprimere i punti di vista concentrandosi sul contenuto della discussione e non su altri fattori che esulano da questo (pregiudizi, critiche alla persona, ecc.) e si pone l’attenzione solo sui benefici comuni (logica degli interessi).
Un secondo passo? E’ importante il confronto, mi esprimo in modo aperto e assertivo, descrivo il contrasto, facendo riferimento a una situazione concreta in modo intelligente (da “intelligere”, dunque comprensione del problema, parlare di fatti, delle divergenze d’opinione e dei contenuti…stare sul problema) e non a pre-giudizi e giudizi (in merito alla relazione…attaccando la persona tipo “non sopporto il tuo modo di vestire”, “sei peggio di tua madre”, ecc.), proteggendo il valore dei rapporti interpersonali.
Terzo passo? E’ importante avere chiaro in mente l’obiettivo della discussione:
- il mio obiettivo: cosa voglio ottenere?
- il tuo obiettivo: interrogo l’altro o gli altri sui motivi del suo/loro comportamento, ascolto con attenzione e pongo domande;
- il nostro obiettivo: cosa vogliamo noi? Arte della convivenza, arte dello stare insieme e cercare un contatto in realtà diverse.
Quarto passo? E’ importante saper gestire lo stato emotivo. Questo permette di far si che esse invece di interferire nella situazione conflittuale in corso, siano d’aiuto o non distruggano ( distinguere tra sentimenti e pensieri e non attribuire all’altro la responsabilità di ciò che si sente).
E’ la padronanza di sé che comprende, appunto l’autocontrollo, la coscienza e capacità di fiducia in sé e negli altri, l’assunzione delle responsabilità, l’adattabilità e flessibilità nel vivere un cambiamento, l’innovazione e l’accoglienza, la tolleranza al dubbio, il buon senso, la mediazione, la pazienza ed il perdono.
Quinto passo? Passare in rassegna diverse idee e valutarle, comunicando in modo da essere ascoltati ed ascoltare, prendendo atto che l’interpretazione iniziale (spesso data per scontata) non è l’unica possibile (il conflitto si può risolvere ad un livello di pensiero diverso da che lo ha creato), mettendo alla prova la sincerità delle parti! Valutare, dunque le opzioni e scegliere la soluzione migliore, quella più praticabile (accordo: quale ed entro quando?)…un bicchiere non serve solo per bere, può essere un mini vaso per piantine, un bel portacandele, ecc!
Allearsi contro o lasciarsi influenzare da altri, sminuire, accusare e minacciare, andare in escandescenze, star zitti covando rancore o bloccarsi, tirare a indovinare o dare le cose per scontate, dire di si quando si pensa di no, ignorare i messaggi, credere che non ci siano soluzioni, essere indifferenti o reprimere l’altro, sono strategie inefficaci, tendono a non considerare l’esistenza dell’altro, mentre affrontare le situazioni di disagio con un conflitto sano è più funzionale! Con un confronto ben gestito, si ristabilisce una relazione e ci si evolve!
La parola cinese per conflitto è formata da due simboli: Pericolo e Opportunità. E’ solo utilizzando il conflitto in maniera naturale e costruttiva che si può sopravvivere al pericolo ed arrivare ad un punto in cui ci sentirci più sicuri nella relazione!
Meglio Cambiare! L’Importanza del Rinnovamento per Stare Bene
Tutto cambia. Tutti viviamo il cambiamento in ogni istante, dal momento in cui apriamo gli occhi a quando li chiudiamo, nelle cose che vediamo e che non sono le stesse di attimo in attimo, in ogni nostro respiro, dove l’aria porta con se cose diverse, nel tono delle cose che sentiamo che muta in continuazione, nel gusto delle cose che mangiamo che non sono mai le stesse, nelle sensazioni che delle cose abbiamo, che si modificano in base al nostro umore. Tutto cambia, eppure spesso quanta resistenza al cambiamento, quanta paura nei confronti delle incognite che il cambiamento comporta!
Esiste il modo di affrontare qualsiasi tipo di cambiamento, dal più banale al più impegnativo, un approccio funzionale che ci permetta di godere appieno dei benefici che esso può darci, di rigenerazione e creazione? Possiamo fare in modo che il cambiamento diventi una scelta consapevole nella nostra evoluzione?
Possiamo! Prendendo consapevolezza che le stesse azioni portano agli stessi risultati e decidendo di trasformare il modo con cui alimentiamo la nostra mente.
Il benessere dipende dalle scelte che facciamo e da come percepiamo il mondo intorno a noi, non da quello che fanno gli altri! Gli eventi straordinari nella vita ci sono e possiamo coglierli come giustificazione per cambiare ma, se ci sono cose che non ci piacciono nella nostra vita, procurandoci malessere, la strada non è quella di lamentarsi e basta, aspettando che qualcosa accada, bensì è quella di capire che meritiamo di stare bene e possiamo ottenere questo grazie a dei cambiamenti, uscendo dalla nostra zona di comfort.
Abbiamo i nostri modi di essere e di fare, schemi comportamentali che siamo abituati a compiere, che ripetiamo e conosciamo, che ci danno sicurezza e che, ci piacciano o meno, tendiamo a non voler abbandonare per non andare incontro all’insicurezza.
A questo punto però è il caso di farsi una domanda: ”ciò che non mi piace, mi nuoce?”
Se la risposta è si, è il momento di uscire dalla bolla, trovando nuove informazioni, esplorando occasioni e sviluppando schemi nuovi di pensiero, imparando ad affrontare il disagio! E’ possibile?
E’ possibile! In che modo?
Rieducandosi! E’ possibile de-programmare quello che il nostro inconscio ha incamerato coi condizionamenti, nel corso degli anni e che continua a fare nel presente, creando convinzioni, quelle limitanti in particolare, che ci impediscono di crescere e migliorare, bloccandoci nelle priorità principali della vita, ovvero il benessere e la fiducia nelle nostre capacità.
Vogliamo rimanere bloccati? O è meglio cambiare, scegliendo di farlo, per poter migliorare l’esperienza di vita e la salute mentale, aumentare la stima in noi stessi e produrre flessibilità?
Nutriamo la nostra mente con alcune indicazioni utili:
- impariamo a scegliere per noi stessi, altrimenti qualcun altro lo farà per noi (capiamo i nostri bisogni e le nostre motivazioni reali)!
- prendiamo consapevolezza che le paure sono le emozioni più normali (ed anche le più utili per proteggerci da certi pericoli, se non ci facciamo vincere da esse), possiamo approfittare del loro messaggio e gestirle
- iniziamo a fare (apriamo la porta e non pensiamo solo a quello che c’è dietro!), poiché il fare attiva la stessa realtà, mette in moto, è creazione!
- facciamo una cosa per volta (ci permette di espanderci gradualmente e assimilare…cambiare tutto porta a non cambiare nulla) e facciamola in modo diverso (es: strada diversa per andare al lavoro, mangiare qualcosa di nuovo, parlare con persone nuove, ecc.)
- ripetiamo ciò che facciamo con costanza (per creare una nuova abitudine)
- facciamo qualcosa nel modo migliore, concedendoci il lusso di sbagliare, poiché il percorso del cambiamento è in salita e fermarci ci permette di godere del panorama e prendere fiato!
Il cambiamento è nell’universo, non resistiamo ad esso! I limiti sono dentro di noi, diamoci la possibilità di superare i “non posso” ed i “devo”, aprendoci a tutte le possibilità che la vita ci offre per evolverci e stare bene!